Val Del Chiese
"... la fragilità della montagna, che rispecchia e costituisce la nostra identità"
set
03
2012

La montagna vera, oggi

A voler essere pignoli, tra i tanti insegnamenti che un Ecomuseo può darci e che Roberto Panelatti ci ha spiegato l’altra volta, ce ne sarebbe anche un altro.

Un insegnamento proprio per i turisti.

Cosa rimane della montagna se non ci sono piste da sci, rifugi da cartolina con annesso parcheggio, civilissime piste ciclabili dotate di ottimi impianti drenanti, segnaletica per fuoripista, e tutto ciò che altrove ha trasformato la montagna in un parco giochi o in una dependance di un bar metropolitano?

Non rimane altro che la montagna vera.

Fatta di sapori veri e odori forti, veri sentieri da conquistare passo dopo passo, veri rifugi senza menu a la carte, molta natura e poco wellness, e via dicendo.

“Nel Chiese, quando si pensa al rurale non si intende il verde dei prati, ma il lavoro dei contadini, L’agriturismo è gestito da agricoltori che fanno da mangiare molto bene, non da chef trasferitisi tra i monti”.

Vien quasi da chiedersi se ci sia spazio per i turisti, se in un qualche modo ci sia qualcosa pensato apposta per loro?

La risposta di Roberto è chiara: “il fatto che l’ecomuseo e altre attività della valle non siano state piegate a certi stereotipi della montagna moderna e turistica, non significa che qui non ci sia il desiderio di accogliere turisti. Semmai è il contrario, i nostri visitatori sono davvero ospiti, perché qui vengono persone che sanno apprezzare la nostra semplicità, qui si ferma chi ama la montagna che non è sinonimo di performance, ma di intimità dei rapporti. Altrove dicono che il turista deve essere coccolato. Qui forse ci piace costruire qualcosa di più autentico e duraturo, una sorta di reciproco corteggiamento tra noi e i nostri ospiti”

POSTATO IN: sapori, turisti, una volta | 3 settembre 2012 - 6,49
Commenti
14 settembre 2012 - 7,30

Leggendo questo post mi è sembrato proprio di vedere Roberto che spiegava il suo punto di vista, che già ho avuto l’occasione di conoscere a Giugno, durante la notte in malga in Valle del Chiese.
Anche adesso come quella volta apprezzo la sua genuinità e la fermezza della sua visione sul tipo di turismo che si auspica per la Valle e che è manifestazione del suo grande amore per la sua montagna

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