Val Del Chiese
Gianni e il Rifugio Val di Fumo
lug
25
2015

Gianni e il Rifugio Val di Fumo

Una vera e propria casa…

Difficile, se non impossibile, per Gianni Mosca, classe ’73 di Caderzone, considerare altrimenti il Rifugio Val di Fumo

«Come famiglia – sorride infatti – siamo su da 45 anni e io, la prima volta, ci “sono andato” a 36 giorni quindi possiamo dire che per me sarebbe strano rimanere in paese in estate».

Un legame forte il suo che si estende dal rifugio, all’intera valle «quasi tutti – spiega orgoglioso – dicono che è la più bella valle del Trentino grazie alla ricchezza d’acqua e all’ampiezza della valle stessa. In effetti è difficile, a 2.000 mt, trovare una valle così ampia e pianeggiante».

Rifugio Val di Fumo

Da più di 50 anni, il Rifugio Val di Fumo domina l’intera valle da una posizione di “favore” «è stato realizzato in un luogo che non è pericoloso per quanto riguarda le valanghe e dal quale si può vedere sia il ghiacciaio delle Lobbie che la diga. Un posto dove, già attorno al ’900, molti alpinisti si chiedevano come mai Cai o Sat non avessero pensato di costruire un rifugio lì».

Per raggiungerlo basta una passeggiata di un’oretta e mezza, ma il passaggio dalla quotidianità alla vita in montagna è quasi “epocale” «qui – continua Gianni – è possibile rivere la montagna a 360 gradi come si faceva una volta».

Niente strade, niente tecnologia… insomma pochi, ma genuini, comfort «qui abbiamo una piccola centralina idroelettrica che produce corrente utilizzando l’acqua del fiume – spiega Gianni – una termocucina, che oltre ad essere usata per scaldare il cibo scalda anche l’acqua e, a parte, qualche rara bombola di gas possiamo dire che siamo carbon free. Inoltre, l’approvigionamento lo dobbiamo fare a piedi, con i cavalli o con l’elicottero perchè non solo non ci sono strade, ma nemmeno una teleferica o una funivia».

Un modo questo per dedicare, secondo Gianni «la giusta attenzione all’ambiente e a tutto quello che o rappresenta, che facciamo rivivere anche grazie ad una piccola azienda agricola con le capre “bionde dell’adamello”, la pecora tingola fiemmese e i cavalli hafflinger (Avelengo – Alto Adige)».

Importante dunque avvicinarsi al rifugio con lo spirito giusto «qui c’è pace – sorride Gianni – e non bisogna correre dietro a tutto. Quando si arriva però si deve considerare il fatto che il rifugio non è un posto dove tutto è concesso: l’umiltà verso la montagna, l‘abbandono della cultura del “tutto e subito” e la decisione di “non fare patatine fritte” sono solo alcune delle cose di cui si deve tenere conto… insomma ci sono dei limiti un po’ su tutto, ma questo permette di avvicinarsi alla montagna con una filosofia di vita diversa».

Gianni e la vita in Val di Fumo

Insomma, come sottolinea Gianni «dobbiamo tornare ad apprezzare la montagna sempre. Forse ci siamo abituati a chiamare “rifugi” tutti quelli che fanno sistemazione in alta montagna. In realtà, ed è giusto così, penso ci siano rifugi e rifugi: alcuni permettono di vivere come a casa, con gli stessi servizi e gli stessi comfort, altri no. L’importante è sapere, prima di arrivare, cosa ci si troverà di fronte, solo in questo modo si riuscirà ad apprezzarlo veramente per quello che è».

A guidare tutti in questo viaggio c’è oggi anche una guida Val di Fumo, sui passi della storia tra gli echi delle montagne che raccoglie storie, itinerari ed escursioni di questa valle.

   
POSTATO IN: Senza categoria | 25 luglio 2015 - 7,49
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