Val Del Chiese
Fragilità e orgoglio
giu
05
2012

Fragilità e orgoglio

Nella famiglia Panelatti la fragilità è un tema ricorrente.

Roberto È marito di Antonella, la nostra artista che trasformava la poetica fragilità della natura in poetica fragilità di sculture lignee femminili.

E quando chiediamo a Roberto di cosa parla l’Ecomuseo Della Valle del Chiese, ci risponde “della fragilità della Montagna, che rispecchia e costituisce la nostra identità di cui andiamo orgogliosi”.

E questo ci rivela una cosa essenziale dell’Ecomuseo del Chiese: per quanto accogliente e desideroso di confrontarsi coi suoi ospiti, non è stato fatto per i turisti, ma soprattutto per gli abitanti della Valle.

Una cosa che lo rende ancora più affascinante.

“Il modello industriale su cui il Chiese ha costruito il proprio sviluppo degli ultimi decenni, oggi è entrato in crisi – dice Roberto – ci siamo scoperti più deboli di quanto immaginassimo, spaesati qui come altrove. In passato la nostra gente emigrava in cerca di lavoro. Non so se capiterà ancora. Vorrei però che il nostro Ecomuseo rafforzasse l’orgoglio per la terra in cui si è nati”.

Orgoglio per cosa?

La risposta si trova leggendo tra le righe di ciò che l’ecomuseo espone in maniera diffusa e discreta lungo il Chiese.

Mulini costruiti su pendici impervie che si alleano con la forza di gravità e l’acqua per trasformare il grano in farina.

Dighe che certo sfruttano le grandi qualità del cemento armato, ma che sono state fatte da centinaia di mani mosse da corpi arrampicati per mesi lungo vertiginose impalcature.

Malghe che esistono grazie a migliaia di pastori che nei secoli si sono arrampicati fin lassù con le loro greggi, e malgari che lassù hanno vissuto i mesi più belli dell’anno e della loro vita.

E poi ancora fienili e prati attorno da sfalciare a mano. Segherie, stalle, sentieri per raggiungere e portare a valle i tesori dei boschi.

Qui insomma tutto racconta della fatica di vivere in un luogo certo bello, ma dal carattere mica facile. Generoso solo verso chi si impegna, sa sudare, non si ferma, è umile.

Generosa di cose importanti come energia elettrica, formaggi e trote da sogno, farina tra le più buone delle alpi. Tutto ciò a patto di un sano duro lavoro. Di una vera e proprio etica del lavoro: quella che ti insegna ad impegnarti tutti i giorni, a perseverare, a trasformare gli ostacoli in vantaggi.

Di questa storia, c’è di che essere orgogliosi.

 

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POSTATO IN: sogni, una volta | 5 giugno 2012 - 4,56
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