Val Del Chiese
Emanuele e l’oro bianco di Darzo
giu
28
2014

Emanuele e l’oro bianco di Darzo

Riaprire “un mondo” con entusiasmo, facendo qualcosa di importante e recuperando le proprie radici

E’ da questi elementi che, nel 2005, si è sviluppato il progetto La strada delle miniere.

Un percorso importante che ha coinvolto le istituzioni, le associazioni e soprattutto gli abitanti di Darzo.

Tra questi Emanuele Armani, assistente sociale nato e cresciuto proprio qui.

Miniere Darzo

«Si tratta di un progetto – spiega Emanuele – nato dalla volontà di recuperare le mie radici e di fare qualcosa di importante per riaprire “un mondo” con entusiasmo».

Per decenni infatti le miniere hanno influito sulla vita di quasi tutti gli abitanti del paese, e non solo.

«Al centro di questa tradizione – continua Emanuele – c’è infatti la barite che qui a Darzo è pregiatissima perché è bianca. Qui siamo tutti legati, in un modo o nell’altro, al solfato di bario, un elemento che, sebbene sia poco conosciuto in realtà ha impieghi strategici, come la preparazione delle vernici, della carta fotografica, delle palline da tennis, delle palle da bowling e delle radiografie».

Anche la storia della sua famiglia si intreccia con quella della miniera «mio nonno – aggiunge Emanuele – è stato uno dei primi ad andare a lavorare lì e mio papà, oltre ad aver sempre lavorato nell’industria mineraria, ha vissuto nello stabilimento di Darzo».

Santa Barbara mine, Darzo, Chiese Valley, Trentino Alto Adige, Italy, Europe

La fascia di barite che si estende tra i 1000 e i 1200 m sui monti di Darzo ha influenzato Emanuele anche per quanto riguarda gli studi «prima le professionali in meccanica – spiega – poi perito ed ancora, per 3 anni, studente di ingegneria. In realtà, ho sempre curato con mio papà la meccanica della costruzione dei macchinari, ma a 24 anni ho cambiato e ho deciso di fare l’assistente sociale».

La sua passione per l’industria mineraria non si è però spenta, anzi «come presidente della Pro Loco – spiega Emanuele – sono andato alla ricerca di un “senso” e l’ho trovato nella volontà di valorizzare questa storia».

Un approccio diverso però da quello “tradizionale” «perchè – continua – noi non siamo storici e non siamo intervistatori, siamo solo persone spinte dalla voglia di scoprire e di valorizzare il nostro “passato” che si sono riunite nell’Associazione La Miniera di Darzo».

Il primo passo è stato artistico «abbiamo deciso – aggiunge Emanuele  – di far realizzare a Paola de Manincor dei murales con la tecnica dell‘affresco e l’utilizzo di colori naturali che lasciassero intuire il significato, per il paese, delle miniere  sotto diversi aspetti».

A queste, negli anni successivi, si sono poi aggiunte visite guidate e incontri di progettazione partecipata che, sottolinea Emanuele  «ci hanno permesso di preservare la storia anche grazie alla rilettura di documenti storici e il ritrovo di cimeli, quali tutori e barelle».

Un’iniziativa che ha dunque aperto un filone di ricordi e di vissuto di cui anche le generazioni future potranno godere «sono state infatti realizzate 170 video interviste – conclude Emanuele – a persone che ci hanno lavorato e  un cortometraggio legato ai murales che registra la narrazione dell’artista in cui si spiegava cosa sarebbe diventato».

   
POSTATO IN: Senza categoria, una volta | 28 giugno 2014 - 9,19
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